Stemma Comune di Salerano
Comune Salerano Canavese
Nella fiancata che si affaccia su Via Sclopis inoltre sono stati riportati alla luce grazie ad interventi di tipo conservativo, due affreschi risalenti alla fine del 500, o al massimo ai primi ani del secolo successivo, per via della forma dello scudo e dei lambrecchini (sono gli svolazzi bianchi e rossi che si vedono ai lati dello stemma)
La ricostruzione della composizione mette in evidenza - al centro ma semicancellato - lo scudo del committente dell'affresco che si direbbe in termini tecnici "fasciato d'argento e di rosso" sormontato da un elmo che doveva recare a sua volta un cimiero (cioè la figura che sovrasta l'elmo). In alto. Simmetrici erano due scudi più piccoli, " inquartati" cioè divisi in quattro parti di cui la prima e la quarta in senso orario recavano le stesse insegne fasciate, la seconda e la terza invece recavano le insegne di una importante ed antica famiglia di Ivrea, i Della Stria , che avevano uno stemma "palato di nero e d'oro, col capo di rosso".
Questi due scudetti secondo le convenzioni araldiche, fanno pensare che la funzione dell'insieme sia da ricordare, accanto al committente, (scudo grande), il fatto che quest'ultimo avesse raccolto per via femminile (materna o coniugale) l'eredità dei Della Stria, o comunque di un loro ramo estinto. Infatti nel "Patriziato subalpino di Antonio Manno (schede manoscritte in Biblioteca Reale di Torino e nei volumi dattiloscritti presso le principali biblioteche torinesi) alla voce "Stria" si dà la genalogia di un ramo che pare essere proprio la madre del titolare del grande stemma fasciato. Però potrebbe anche appartenere a un'altra famiglia di Ivrea, i Crotti, che avevano uno stemma simile, registrato così nel 1614: "inquartato al 1° ed al 4° d'oro, all'aquila di nero - un elemento aggiuntivo che indicava un legame con i duchi di Savoia in quanto vicari imperiali, probabilmente connesso con le circostanze della nobilitazione ufficiale dei Crotti, che avvenne in quello stesso anno, - al 2° ed al 3° fasciato d'argento e di rosso (elemento originario) . Di questa famiglia il Manno alla voce "Crotti" dà un solo Francesco, che nel 1613 venne nominato tesoriere del Canavese e del Biellese, lo stesso che venne nobilitato nel 1614.
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